RaccontAbili

Mandaci la tua storia “Bollettino delle discriminazioni, legge n. 67 del 2006”

raccontAbili

Nasce il “bollettino delle discriminazioni” legge n. 67 del 2006 dateci una mano a farlo. Inviate le vs. esperienze di discriminazione in ambito di disabilità, integrazione sociale e scolastica, sanità, prevenzione, riabilitazione, lavoro e mobilità. Iniziativa, anche legale,  in atto per la vita indipendente: inviateci le vostre esperienze, storie di disabilità.

Info Autore

Sandro Lazzaronipresidente dell'onlus; nato nel 1951; sposato con una fglia di 23 anni disabile grave affetta da malattia rara hsan di IV tipo; ex dipendente pubblico ora pensionatoGuarda tutti i messaggi di Sandro Lazzaroni →

  1. Maurizio01-26-2015

    Quando un sindaco durante una protesta pacifica per il diritto alla casa idonea per l’handicap muove le mani vuol dire che siamo proprio messi male guardatevi il tg rai tre del 21 Gennaio edizione veneto che rappresentante è stato eletto .
    A dir poco schifo fa dovrebbe vergognarsi questo Signore da 12 anni attendo una casa senza barriere forse aspetta questo schifo di Sindaco che io muoia come la moglie ma ciò in un paese di sinistra questo grave fatto non ha risalto nel web-
    Buonaserata
    Maurizio

    • antonio01-26-2015

      Hai ragione tu sei invisibile nonostante le tue proteste son ben note su questo Comune vai avanti sempre e non ti fermare vedrai che questo signore alle prossime elezioni lo manderemo a casa , guardati i bilanci per capire come questo signore amministra ciaooooooooooooooooooooooooooooooooooo Maurizio

  2. sandro09-29-2014

    Quando non ci sarà più una legge e un giudice a difendere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori con figli disabili gravi e a mantenere un lavoro, cosa accadrà? Un problema di tutti!
    Un licenziamento senza giusta causa avviene quando una lavoratrice si permette di avere un bambino… e diventa improduttiva… Per i renzusconi del nostro bel paese, però, non deve decidere il Giudice del Lavoro la sua riammissione. Un licenziamento senza giusta causa avviene quando una lavoratrice o un lavoratore diventano “improduttivi”, perché devono accudire, sostituendosi allo stato e ai servizi inesistenti, un figlio disabile grave. Ma spesso mollano prima perché soggetti a pressioni illegali da parte del datore di lavoro e di molti colleghi. Per i renzusconi del bel paese: non deve decidere il giudice. Ma chi deve decidere il reintegro? Perché un lavoratore ingiustamente licenziato, e quindi privato di un diritto costituzionale non deve ricorrere alla legge? A chi deve ricorrere alla mafia? O a sindacati spesso inesistenti, o a volte anche conniventi con i datori di lavoro? Perché i lavoratori delle cooperative sociali, tutti a rapporto di lavoro dipendente e precarizzato, impegnati in appalti che scadono ogni due anni, e soggetti a ribassi continui dei salari e peggioramento progressivo delle condizioni di lavoro, fino al licenziamento per stare all’interno dei costi di una gara al massimo ribasso, non dovrebbero andare dal giudice del lavoro? Chi li difende? Quando anche i sindacati che dovrebbero tutelarli spesso, non sempre!, hanno rapporti di interesse con i dirigenti di quelle cooperative (che gestiscono servizi in appalto dalla pubblica amministrazione), appartenendo alle stesse centrali sindacali? Ne sa qualcosa l’attuale Ministro del Lavoro ….. Perché il ferroviere che ha fatto una consulenza a titolo gratuito, sulla strage del treno di Viareggio, a favore delle parti civili, dei familiari delle vittime, contro gli esperti delle Ferrovieri dello Stato (Moretti) , e per questo licenziato, non dovrebbe essere riammesso al lavoro da un giudice, dalla Legge…..? A chi deve rivolgersi per sanare l’ingiustizia subita? deve fare un Twitter a Matteo? Quando parliamo di art. 18 per favore NON DISCORSI GENERICI, FUMOSI citate i casi! Grazie!

  3. sandro lazzaroni08-01-2014

    Grazie per l’apprezzamento. Sono convinto, da sempre, che per mettere in luce una questione “ostica”, tecnica di democrazia, bisogna cercare di esporla alla gente comune ma a partire da come loro possono incontrarla, viverla. Bisogna declinarla. Un attacco alla democrazia, alla politica, alla vita civile che si basi sul disconoscimento della “gerarchia delle fonti del diritto”, non avviene solo nella aule consiliari dei comuni …. fino al Parlamento, ma si può individuare tutti i giorni nella vita quotidiana di milioni di persone, questo è il bacino di interesse mosso dall’argomento. A questi dobbiamo rivolgerci durante una lotta per la democrazia, come quella che M5S di Spinea sta conducendo nel consiglio comunale. Non si tratta di una lesione limitata ad una agibilità di una minoranza. E’una lesione profonda di un diritto universale giocata in un luogo “marginale”. Senza contare che essendo molte maggioranze, oggi prepotenti, destinate a diventare minoranze, con questa battaglia tuteliamo anche il loro futuro, anche se non lo meriterebbero e lo facciamo a prescindere da loro.
    Bisogna avere una certa “capacità di far ponte” tra argomenti diversi, saltare apparentemente di “palo in frasca”, una certa creatività: una “questione politica”, può sempre esplodere ed essere letta in mille modi, tutti quelli in cui può concretizzarsi e manifestarsi nella vita dei cittadini.
    Anche l’altra battaglia che M5S si ripropone di portare avanti a Spinea, (ma spero anche a livello regionale, nazionale e europeo), quella sulle “malattie da sensibilità chimica multipla”, si ricollega al problema delle “malattie rare” e del loro riconoscimento. Materia di cui purtroppo sono esperto, essendo la nostra onlus nata nel 1998 su questi problemi. Nel rivendicare il diritto di diagnosi, cura, riabilitazione e prevenzione (specie in questo ambito!), ci troviamo di fronte a muri di normative, regolamenti, clausole e circolari, interne agli enti, di natura economica e di riduzione della spesa sanitaria, (se hai i soldi di curi sempre!), che negano questi diritti costituzionali, specie per le nuove malattie rare o non rare. Ecco allora che: viene infranta la regola della “gerarchia delle fonti del diritto/dovere”. E’ questo che dobbiamo far capire, compreso il fatto che questo non accade solo per una malattia rara, per pochi casi di sfigati, ma capita e capiterà a tutti! Gli esempi sono innumerevoli, se serve la mia esperienza sono a disposizione, perché anche un’altra cosa ho capito: se voglio curare mia figlia devo curare anche agli altri, perché per Lei non c’è futuro in una società fatta di prepotenti, corrotti, malavitosi, menefreghisti e in perenne conflitto di interessi.
    Buon lavoro! San Laz

  4. Sandro Lazzaroni07-31-2014

    LA GERARCHIA DELLE FONTI DI DIRITTO E LA DEMOCRAZIA.
    DA OPINIONE A PARTECIPAZIONE.

    Come onlus ci occupiamo di diritti delle persone disabili, quindi siamo alle prese con leggi nazionali e regionali, decreti, regolamenti e disposizioni amministrative varie. Siamo molto sensibili al tema della legge e della giustizia, tutte materie che implicano, ad esempio, la conoscenza e la pratica della nozione di: “gerarchia delle fonti di diritto”.
    Ci capita spesso di doverci attivare contro regolamenti che discriminano la persona disabile, che negano, vanificano e depotenziano diritti alla cura, alla riabilitazione, all’assistenza stabiliti da norme Costituzionali e leggi di rango superiore. Questo comportamento è diffusissimo, un attacco massiccio e nascosto alla vita civile e democratica. Il tema è vasto e coinvolge svariati ambiti di vita quotidiana, si manifesta in molteplici comportamenti che sfuggono all’attenzione dei più. Ecco perché diventa importante individuarlo e se possibile bloccarlo. Un regolamento che nega diritti Costituzionali, contro il principio della gerarchia delle fonti del diritto, si manifesta anche presso il Comune di Spinea.
    Il 31 luglio è previsto un Consiglio Comunale, con all’odg anche questo punto: “MODIFICA DEL COMMA 2 DELL’ART. 13 DEL REGOLAMENTO PER IL FUNZIONAMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE APPROVATO CON DELIBERAZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE N.55 IN DATA 11.07.2014” – PROT. N. 22174/24.07.2014.
    La modifica viene proposta da una neo-eletta del M5S. Il comma 2 dell’art. 13 in sostanza nega il diritto di voto nelle Commissioni Consiliari, sono 3, ai gruppi consiliari -di minoranza- che non dispongano di un eletto per ogni commissione. Semplificando: una forza politica con un solo consigliere comunale vota solo in una commissione, partecipa alle altre due senza voto. Questa norma antidemocratica viola palesemente le leggi a tutela della rappresentanza, viola leggi di rango superiore di tutela delle minoranze e del potere elettivo dei cittadini, viola il buonsenso e il bisogno di confronto su basi di reciprocità.
    Una forza politica, anche se dispone di un unico consigliere, deve poter votare per esprimere il proprio giudizio politico in tutte le commissioni a cui intende partecipare.
    Una delle commissioni, la terza, si occupa del sociale e dei servizi di assistenza nel Comune di Spinea e dell’associazionismo. Se non si elimina quella norma del regolamento comunale, palesemente anti-costituzionale, può capitare che una forza politica votata in Comune, con un programma di difesa e sviluppo dei servizi ai soggetti più deboli e di sostegno alle loro famiglie, si veda estromessa da questa importante commissione nella parte decisionale, il voto in commissione. Non è colpita solo l’agibilità della forza politica di minoranza, è colpito anche il diritto dei cittadini di far sentire il loro peso attraverso tutte le forze politiche di maggioranza e minoranza. In sostanza viene colpito il diritto di partecipazione di tutti, anche di quelli che oggi, magari , si sentono “rappresentati” da forze politiche di maggioranza, ma che un domani potrebbero ritrovarsi a essere minoranza discriminata. Un regolamento non può annullare diritti e doveri Costituzionali. Non si tratta di un problema di “lana caprina”. Una associazione, come la nostra, potrebbe proporre degli interventi sul sociale comunale, colloquiando con le forze politiche, trovando delle affinità, magari, con una forza di minoranza. A questo punto il regolamento di funzionamento del consiglio comunale, impedirebbe alla nostra proposta di passare, bloccandola al livello di “opinione”, negando il momento “partecipativo”, che si concretizza nel voto in commissione della proposta. Ma a chi può dar da fastidio la “partecipazione”?

    Sandro Lazzaroni Sos Handicap Bambini Invisibili onlus Spinea 31 luglio 2014

    Da Wikiedia:
    “Nell’ordinamento giuridico italiano, si ha una pluralità di fonti di produzione; queste sono disposte secondo una scala gerarchica, per cui la norma di fonte inferiore non può porsi in contrasto con la norma di fonte superiore (gerarchia delle fonti). nel caso in cui avvenga un contrasto del genere si dichiara l’invalidità della fonte inferiore dopo un accertamento giudiziario, finché non vi è accertamento si può applicare la “fonte invalida”.
    Al primo livello della gerarchia delle fonti si pongono la Costituzione e le leggi costituzionali (fonti superprimarie). La Costituzione della Repubblica Italiana, entrata in vigore il 1º gennaio 1948, è composta da 139 articoli: essa detta i principi fondamentali dell’ordinamento (artt. 1-12); individua i diritti e i doveri fondamentali dei soggetti (artt. 13-54); detta la disciplina dell’organizzazione della Repubblica (artt. 55-139). La Costituzione italiana viene anche definita lunga e rigida, lunga perché non si limita “a disciplinare le regole generali dell’esercizio del potere pubblico e delle produzioni delle leggi” riguardando anche altre materie[1], rigida in quanto per modificare la Costituzione è richiesto un iter cosiddetto aggravato (vedi art. 138 cost.). Esistono inoltre dei limiti alla revisione costituzionale.
    Al di sotto delle leggi costituzionali si pongono i trattati internazionali e gli atti normativi comunitari, che possono presentarsi sotto forma di regolamenti o direttive. I primi hanno efficacia immediata, le seconde devono essere attuate da ogni paese facente parte dell’Unione europea in un determinato arco di tempo. A queste, si sono aggiunte poi le sentenze della Corte di Giustizia Europea “dichiarative” del Diritto Comunitario (Corte Cost. Sent. n. 170/1984). Seguono le fonti primarie, ovvero le leggi ordinarie e gli atti aventi forza di legge (decreti legge e decreti legislativi), ma anche le leggi regionali e delle provincie autonome di Trento e Bolzano.
    Al di sotto delle fonti primarie, si collocano i regolamenti governativi, seguono i regolamenti ministeriali e di altri enti pubblici e all’ultimo livello della scala gerarchica, si pone la consuetudine, prodotta dalla ripetizione costante nel tempo di una determinata condotta, sono ammesse ovviamente solo consuetudini secundum legem epraeter legem non dunque quelle contra legem un cenno a parte meritano le consuetudini costituzionali, che talvolta regolano i rapporti tra gli organi supremi dello stato poiché consistono in comportamenti ripetuti nel tempo per ovviare a determinate norme costituzionali lacunose.”

Lascia un commento

Privacy Policy - Cookie Policy